CAVE DI MARMO DELLA TOSCANA

La storia – Le prime notizie relative all’estrazione del marmo nella zona di Carrara risalgono al I sec. a.C. quando la regione era sotto la dominazione romana: allora il marmo veniva chiamato marmor Lunense in quanto il centro di estrazione era identificato nella città di Luni, colonia fondata dai Romani e dal cui porto salpavano verso Roma navi lapidariae cariche di questo materiale; studi approfonditi hanno rilevato in diverse località la presenza di tagliate attribuibili all’età romana. Non solo, ma sono stati anche rinvenuti utensili utilizzati per lo scavo oltre a iscrizioni ed epigrafi che testimoniano come in epoca romana l’attività estrattiva fosse ben organizzata: il taglio veniva effettuato con mazzoli e scalpelli, cercando di sfruttare le fratture naturali della massa rocciosa ed inserendo nelle fessure delle formella a forma di V che venivano poi bagnate. Dopo i Romani per molti secoli non si hanno più notizie sulla escavazione del marmo: solo verso la fine del Duecento, sotto l’Impero di Federico I, si ha la rinascita delle attività estrattive nei bacini carraresi: anche in quel periodo la tecnica di escavazione era simile a quella praticata dai Romani e, praticamente, tale rimase fino al ‘700 quando si iniziò ad usare l’esplosivo e,in particolare, la polvere nera. La tecnica di abbattimento con esplosivo era chiamata varata : stabilita la parete da abbattere si procedeva ad scavare a mano un lungo foro alle fine del quale si scavava con acido cloridrico una camera sufficiente a contenere la quantità necessaria di polvere nera; l’impiego di questa tecnica aveva però il difetto di distruggere gran parte del marmo e di produrre una grande quantità di materiale di scarto.
L'escavazione del marmo – Attualmente l’ escavazione del marmo viene attuata in tre fasi: taglio al monte di grosse bancate di roccia, ribaltamento delle stesse bancate sul piazzale di cava e riquadratura in blocchi di dimensioni commerciali. - Il taglio al monte rappresenta la prima parte dell’attività produttiva e consiste nell’ isolare dal corpo marmoreo una porzione di roccia che sia di forma e dimensioni idonee ai blocchi che si vogliono ottenere: per effettuare il taglio non si usa più il filo elicoidale bensì la tagliatrice a filo diamantato che è comparsa alla fine degli anni ’70 del Novecento. Con questa macchina si procede nel modo seguente: si fa una serie di perforazioni verticali ed orizzontali con macchine perforatrici che consentono fori di grosso diametro in modo da formare un canale continuo nella massa rocciosa, all’interno di tale canale viene inserito il filo diamantato che sarà chiuso ad anello attorno alla puleggia del blocco motore della tagliatrice, al momento del taglio la puleggia motrice, mossa dal motore elettrico, imprime movimento al filo che è mantenuto costantemente in tensione a stretto contatto con la superficie rocciosa.
I tipi di marmo – Il marmo di Carrara, contrariamente a quanto si crede, è rappresentato da una grande varietà di tipi di marmo a differenti caratteristiche cromatiche e strutturali: in linea di massima si possono raggruppare in sette le varietà principali , che, a loro volta,per piccole variazione cromatiche, si suddividono in molte altre qualità; le sette varietà principali sono:il Bianco, lo Statuario, il Venato, l’ Arabescato, il Calacata, il Bardiglio ed il Cipollino Zerbino. Il Bianco è uno dei più classici marmi di Carrara: la sua caratteristica principale è quella di contenere solo limitatissime quantità di impurità, rappresentate da pirite microcristallina, insufficienti ad alterare il colore naturale della calcite che lo costituisce. Lo Statuario. è il marmo più pregiato in assoluto: fin dal tempo dei Romani è stato utilizzato in scultura per la sua colorazione bianco avorio e la sua particolare tessitura cristallina che ben si adatta al lavoro di scalpello; è un materiale molto raro e molti dei giacimenti che nel passato hanno fornito il marmo per sculture celeberrime sono ora esauriti.
Qali sono le cave attive : Tutte le cave esistenti sono ordinate per numerazione progressiva e all’ingresso di ognuna è posto un cartello identificativo riportante il nome della cava e il numero con il quale è identificata all’Ufficio Catastale. La quasi totalità delle cave risulta compresa da ovest a est nel grande anfiteatro naturale che parte dal Monte Uccelliera (m. 1246) al Monte Borla (m. 146), al Monte Sagro (m. 1749) alla Cima di Gioia (m. 810) e al Monte Brugiana (m. 960): possiamo dire che il bacino marmifero è compreso in tre valli che sono separate fra loro dalle pendici del Monte Maggiore (m. 1396); il paesaggio è stato profondamente modificato dalle escavazioni e dai ravaneti, le discariche di marmo frutto delle escavazioni che ricoprono di bianco le valli, oltre che dalle strade di arroccamento che incidono i ripidi versanti. |